|
venerdì, 09 maggio 2008
|
| Domani si parte |
| |
C, la ragazza (e futura moglie) del Bastardo (compagno di bevute primigenio, fratello di Lecce, sguaiatamente maligno e rompiballe come la scabbia - dopo mia madre l'unica persona capace di farmi incazzare di brutto -, e mio migliore amico) è davvero una brava ragazza. Gentile, dolce, disponibile, mi cucina ogni volta che sono a mangiare da loro, e sopporta le innumerevoli discussioni calcistiche tra me e il suo futuro marito (per inciso: io sono interista, e lui è un gobbo di merda, quindi vedete voi). Mi piace, e mi piace davvero. Come posso volere bene a una sorella, a un'amica, a una persona di famiglia.
Ma probabilmente le vorrei bene (e le voglio bene), anche se non fosse una persona così dolce, piacevole, e apprezzabile, anche se fosse una cagacazzi allucinante. Perché tra di noi amici, noi che domani partiamo alla volta di Barcellona per accompagnare il Bastardo al suo ultimo pasto prima dell'esecuzione, c'è sempre stato il tacito (e a volte nemmeno tacito, ma assolutamente esplicito) accordo che ci saremmo sempre sostenuti nelle nostre scelte fondamentali. E che le persone importanti che avremmo avuto sarebbero state importanti anche per gli altri. E io credo che per C ho la stessa disponibilità e la stessa fiducia che ho nei confronti del Bastardo, e che lei mi può chiedere tutti i favori e gli aiuti che mi può chiedere lui.
Se il Bastardo (così come il Tamarro, il Vergognoso, il Facinoroso, e il Cinghiale) è un compagno, un amico, un fratello, una persona di cui mi fido ciecamente e per cui voglio sinceramente ogni bene, così è anche per C. E come ci sarò sempre per i miei amici, con un passo come quello che stanno per compiere, vuol dire che ci sarò sempre anche per lei.
Sì, insomma: mi dispiace davvero che domani concorrerò a mettere dei chiodi nella bara del loro matrimonio in divenire, e che commetterò tutta una serie di spiacevoli atti che incasineranno i loro progetti di mettere su famiglia. Ma così è la vita, no?
Ci si risente domenica (alla fine sto via proprio per un cazzo). Non mi azzardo a dire che mi mancherete, perché non mi mancherete. In compenso del robo nell'immagine qui sotto, lo confesso con il magone e il cuore gonfio, ho già parecchia nostalgia.
|
| |
|
| Tag: amici, barcellona, fegato, addio al celibato, cirrosi, andate tutti quanti a cagare |
| |
|
|
|
mercoledì, 07 maggio 2008
|
| Se non mi sentite più è perché mia madre mi ha messo in quarantena |
| |
Come dicevo nel mio post precedente i miei esami non hanno avuto esiti granché confortanti. Non che non me lo aspettassi, ovvio (fumo un pacchetto al giorno, mangio pasta tutti i giorni, bevo una media di quattro caffé quotidianamente, fritti e roba unta in abbondanza, e il week end bevo sempre con un certo gusto: se fossi in condizioni perfette significherebbe che la medicina occidentale dovrebbe essere ristudiata in toto). E anche se la situazione non è esattamente rosea (trigliceridi e transaminasi fuori norma) e induce ad una certa cautela (cosa che farò DOPO l'addio al celibato. Sempre che sopravviva, intendo), ho il vago sospetto che mia madre stia esagerando.
A parte il poco simpatico "hai i valori di un drogato" appena sono arrivato da lei (oltretutto con un sorriso da "io te l'avevo detto", sventagliando la cartella clinica), è tutta una serie di prescrizioni che mi ha dato, che mi lascia perplesso.
Mi spiego meglio: mia madre è quella che fino a ieri mi cucinava tutto unto (con l'intimazione a finire tutto, ogni volta, e a fare - credo che sia l'unica mamma al mondo che lo consiglia - la scarpetta negli intingoli), a pranzo ogni giorni mi chiedeva se volevo del vino o dei formaggi grassi (il primo non lo bevo mai durante la settimana, perché sono esigente sui miei compagni di bevute, e i formaggi grassi sono, appunto, troppo grassi), mi ingozzava di tutte le peggiori schifezze. Fregandosene tra l'altro dei miei inviti a non esagerare.
Oggi invece mi ha costretto ad un'insalatina (cruda!) e a dei filetti di platessa, mi ha predetto la morte entro poche ore tra atroci sofferenze se bevo il caffé o fumo una sigaretta (inutile dire che ho bypassato il consiglio), e ha constatato che il mio decesso avverrà a breve perché (questa ve la devo dire) porto i panni a lavare al lavasecco (scelta obbligata: mia madre è una casalinga di merda, e se lascio lavare un maglione a lei me lo ritrovo due taglie più piccole) dove, poiché i miei vestiti vengono lavati con quelli di estranei, ho sicuramente contratto un virus che mi sarà letale, e che mi farà morire (sempre tra atroci sofferenze) a breve.
Ora, io sono sicuramente forse troppo lassista, e a me di tutto frega un cazzo. Ma il sospetto che lei sia quel tantino squilibrata nelle sue reazioni, ed ecceda un po' troppo, me lo lascia. Voglio dire, stiamo parlando della stessa donna che mi drogava di nascosto le bevande prima degli esami, perché, a suo dire, così almeno non sarei stato agitato (ho sempre dormito benissimo e non sono mai stato ansioso, per inciso). Col risultato che la mattina dell'esame ero rincoglionito e se mi avessero fatto l'antidoping sarei risultato sicuramente positivo.
C'è poco di peggio che essere una persona che proprio a livello emotivo non la smuovi, e vivere accanto ad un soggetto particolarmente ansiogeno e catastrofista. Ecco: se c'è qualcosa che mi farà morire sarà questo. A breve. E tra atroci sofferenze.
Sulla mia tomba vi chiedo solo di non lasciare fiori (roba da finocchi). Lasciatemi un'impepata di cozze, se volete fare un pensiero gradito.
|
| |
|
| Tag: merda, mamma, femmine, disturbi alimentari |
| |
|
|
|
mercoledì, 07 maggio 2008
|
| Countdown to extinction |
| |
Proprio nel giorno in cui mi arrivano i referti delle analisi del sangue e delle urine (mia madre, poco incline al catastrofismo come sempre, mi ha accolto a casa, cartella alla mano, con un simpatico "hai valori di un drogato"), parte il conto alla rovescia per la mia trasferta in Catalonia. Per un addio al celibato. Con il Vergognoso che ha già preannunciato "io voglio scendere dall'aereo già ubriaco, non me ne frega un cazzo", e il Tamarro che filosofeggia sul punto "faremo di tutto per avere un fine settimana indimenticabile che comunque non ricorderemo proprio per un cazzo".
Senza contare che lunedì ho l'esame spirometrico (perché ovviamente dopo il fegato sono sotto accusa pure i miei polmoni).
Quando si dice la tempistica...
PS: se c'è qualcuno in linea che conosce BENE Barcellona, e ha qualche dritta su locali dove bere, mangiare, consumare tapas (sia intese come le pietanze da aperitivo spagnole, che come ragazze nane ma particolarmente zoccole), questa casa aspetta solo voi.
|
| |
|
| Tag: addio al celibato, addio al mio fegato |
| |
|
|
|
domenica, 04 maggio 2008
|
| Somatizzo nell'utero (il titolo non c'entra un cazzo, ma avevo promesso che avrei scritto un post con questo nome) |
| |
Un paio di anni fa, dopo più di un ventennio di letture, qualche decina di migliaia di albetti, e un cazzilione di denaro speso, con formidabile tempistica mi sono accorto di una cosa: detesto i supereroi. Non che non mi piacciano, o non ami determinati lati del genere. No, mi fanno proprio cagare. Non in toto, ovviamente (anche se così su due piedi salvo davvero poca roba: i Fantastici Quattro di Lee e Kirby, Devil e Batman di Miller, tutte le storie DC di Moore, il Silver Surfer disegnato da Moebius, i lavori di Peter David su Hulk e X-Factor, i Nuovi Mutanti di Sienkiewicz e Claremont, Authority e Planetary della Wildstorm, e poco altro ancora, in diversi decenni di produzioni), ma nel complesso direi che la percentuale di materiale che io ritengo degno, in una sterminata produzione, credo che sia ampiamente sotto il cinque per cento. Beh, non che ciò significhi comunque granché: anche delle persone che conosco penso che ne salverei da un'ipotetica estinzione globale meno del cinque per cento. Ma sto divagando.
Comunque, dicevo, i supereroi mi fanno cagare. Un po' per quei costumi assolutamente ridicoli (la trovata delle mutande sopra i pantaloni o i costumi attillati li ho sempre trovati tra il kitsch e l'omosessuale), un po' per delle pretese di etica e morale talmente tirate da diventare inevitabilmente ridicole. Penso a Peter Parker, a quel suo "da grandi poteri derivano grandi responsabilità" che ho sempre trovato sciocco. Anche perché la conseguenza più facile dei grandi poteri è sicuramente il grande senso di onnipotenza. Oppure agli X-men, con quel loro "hanno deciso di proteggere un mondo che li odia e li disprezza" che ti fa esclamare facilmente un "e comunque il mondo mica ha tutti i torti".
Tra i supereroi principalmente ne ho amati principalmente due, uno per la Marvel e uno per la DC. Per inciso: due senza poteri, perlomeno nel senso stretto del termine: Tony Stark (Iron Man) e Bruce Wayne (Batman). Il secondo si capisce facilmente perché lo possa apprezzare: perché è uno psicotico borderline. Uno che non ha mai superato la tragedia della morte dei genitori e che quindi ha pensato bene, anziché andare dallo psicologo, di travestirsi da topo volante e andare in giro a picchiare brutalmente la gente. Una di quelle storie a lieto fine e con la morale inclusa che non finiscono mai di commuovermi. L'altro, Iron Man, perché, come si vede in questo film, sostanzialmente ha deciso di fare il supereroe perché si annoia. E sì, forse si fa qualche scrupolo per qualche leggerezza del passato (vendita di armi e qualche strage col suo nome sopra), ma ha come etica principalmente il "viva la passera" che mi ispira sempre genuina simpatia e solidarietà umana.
Ed è molto di questo, su cui calca questo film, Iron Man, che non so se sia il film sui supereroi più riuscito in casa Marvel (se la gioca con X-men e X-men 2), ma di sicuro è il più divertente ed avvicente. Perché in fondo, quando si fa un film da un fumetto, ci si dimentica sempre che un comics è principalmente, specie se di stampo supereroistico, divertimento. Di carattere sovente scemo e banale (e questo andrebbe evitato, in un film, visto che su carta certe ingenuità sono sicuramente più facili da digerire), ma comunque basato su di una componente molto ludica e giovanile. E in questo Iron Man c'azzecca in pieno: è un giocattolone che diverte e appassiona per quel paio d'oro. Accenna ogni tanto all'introspezione psicologica, alle tematiche d'attualità, al dibattito sulla guerra. Ma rimane appunto solo un accenno. Poi di nuovo dentro l'armatura, bando a queste stronzate, e via di missili, voli aerei, raggi repulsori, armature giganti che si scartonano, e già che ci siamo rimettiamo in pista pure un paio di tipe pisellabilissime.
Insomma, il genere supereroistico forse, con questo Iron Man, è uscito da quel meccanismo da "articoli impegnati di Playboy". Ovvero la sequela di articoli impegnati, spesso scritti da grandi firme, che accompagnano le playmates nel famoso mensile di Hugh Hefner. Ragazzi, mettete da parte gli articoli su Kundera e le interviste a Norman Mailer: non ce ne frega un accidenti, noi siamo qui solo per le tette.
A tutto ciò si aggiunta un Robert Downey Jr. gigione e brillantone (ma assolutamente credibile nella parte), molto legato alla versione Ultimate di Tony Stark (con qualche sprazzo di dottor House), degli effetti speciali incredibili (l'armatura è godimento allo stato puro, ed è un digitale assolutamente convincente), una regia che bada al sodo e che magari non brillerà ma non caga mai fuori dalla tazza (vero Sam Raimi?), e il culo della Gwyneth Paltrow (peccato per le tette, ma se aveva pure quelle diventava un'attrice seria).
In definitiva il film sui supereroi che finalmente trovo convincente e appassionante. E ce ne vuole. Poi, come sempre, sotto la patina non c'è molto. Ma ci si diverte. E la vita non può mica essere solo film strani e incomprensibili sottotitolati in kazako o mandarino, in bianco e nero, senza dialoghi e con primi piani fissi su personaggi inutili.
Come dice un mio amico, nella sua rozza saggezza contadina: "a noi ci piace pure la passera". Poi fa nulla se lui temo che sia ritardato: in questo è sicuramente avanti.
|
| |
|
| Tag: cinema, comics, supereroi, iron man, tony stark |
| |
|
|
|
domenica, 04 maggio 2008
|
| Per essere cicciobombo cannoniere |
| |
Due pacchetti di biscotti Oreo. Due pizzette surgelate. Una mela. Mezzo barattolo di Pringles. Un succo ACE. Due birre. Un gelato biscotto Fortunello. Un pacchetto di biscotti Orociok.
Mi sa che questo derby l'abbiamo preso tutti quanti con troppa tensione.
(E settimana prossima, porca merda, sono a Barcellona e mi perdo la partita.)
|
| |
|
| Tag: calcio, derby, disturbi alimentari, vita di galileo |
| |
|
|
|
mercoledì, 30 aprile 2008
|
| Ci sentiamo tra qualche settimana |
| |
Bevande, per mantenere il metabolismo funzionante: una cassa di acqua naturale oligominerale da sei bottiglie, dodici bottiglie di birra Beck's, due bocce di Jack Daniel's, succo d'arancia: due confezioni da un litro.
CHECK
Cibo, per fornire energia e sostentamento al corpo: quattro confezioni doppie di pizza surgelata, due confezioni di Sofficini Findus (il sorriso che c'è in te), quattro confezioni doppie di tramezzini (due al salmone e due al tonno), confezione formato famiglia di crackers Arsura (quelli salati in superficie e in profondità), due barattoli di Pringles, due stecche di cioccolato bianco, due barattoli di gelato alla vaniglia.
CHECK
Carta igienica: una confezione da dieci rotoli.
CHECK
Pornografia, per combattere improvvise crisi emotive dovute all'assenza prolungata di contatto umano.
CHECK
Plaid, contro il freddo delle lunghe sessioni di gioco notturne.
CHECK
Poltrona e poggiapiedi ergonomici e comodi.
CHECK
Televisore LCD 32 pollici, HDReady, con presa HDMI.
CHECK
Console Xbox 360 Pro, con disco rigido, controller wireless, due batterie piene ed alternabili grazie all'Easy Charge, connessione internet a LIVE tramite cavo di rete.
CHECK
Copia di GTA IV.
CHECK
Addio vita sociale. Ci sentiamo tra un bel pezzo.
|
| |
|
| Tag: videogiochi, vita da single, xbox 360, gta iv |
| |
|
|
|
giovedì, 24 aprile 2008
|
| Le parabole di Leo Ortolani |
| |
Un uomo aveva due figli, Tatanaele ed Isappo. Un giorno Tatanaele disse al padre: "Non voglio più abitare nella tua casa, lavorare nei tuoi campi e mangiare la capra azzima tutte le sere... Dammi quindi la parte del patrimonio che mi spetta, così che possa andarmene e sperperarla in prostitute."
Il padre era vecchio ma robusto. Così si alzò da tavola e Tatanaele ne prese così tante, ma così tante, ma così tante, che fu sera e fu mattina.
Poi il padre si rivolse al secondo figlio: "E tu, Isappo? Anche tu vuoi chiedere qualcosa a tuo padre?"
Allora Isappo guardò Tatanaele... Poi guardò il padre... Poi ancora Tatanaele e disse: "Posso avere dell'altra capra azzima?"
Ecco, io vi dico: "Chiedete e vi sarà dato e a ciascuno secondo la legge del padre."
|
| |
|
| Tag: rat-man, parabole, leo ortolani |
| |
|
|
|
lunedì, 21 aprile 2008
|
| Gli organi riproduttivi femminili comprendono la vulva, la vagina, le ovaie, le tube di Falloppio e l’utero |
| |
Non ho mai ritenuto che il vedersi in un personaggio di libro fosse necessario per ritenerlo riuscito. Anche perché m'è capitato raramente, di riuscire ad immedesimarmi. E sempre per i motivi sbagliati.
Tipo in Californication, dove i miei amici dicono che io mi vedo in Hank Moody. Magari, mi verrebbe da rispondere: guarda quanto scopa! Ed invece nulla.
Ma in compenso debbo dire che nel protagonista di questo Il Meglio Che Possa Capitare A Una Brioche mi ci rivedo parecchio. Non in tutto, chiaramente (primo perché non sono ciccione, secondo perché non sono puttaniere né ho questa gran passione per le droghe, e buon terzo perché credo tutto sommato di avere pure qualche vaga propensione fighetta alla The First che di fatto non mi fanno combaciare perfettamente con questo Pablo Miralles), ma in molto della sua maniera di vivere debbo dire di starci dentro. Soprattutto per quella visione della vita da "io non combatto per la mia libertà e la mia indipendenza: mi basta semplicemente che non mi rompiate i coglioni" che di fatto è la mia etica di vita.
E dire che normalmente questo genere di personaggi, un cliché, mi sta grandemente sul culo. Tipo Francesco in Io No di Lorenzo Licalzi, diecimila protagonisti dei libri di De Carlo, o ancora i personaggi che popolano la narrativa di merda di David Trueba. Tutti fatti con lo stampino, tutti trentenni ribelli e fuori dal coro, eccentrici e istrionici, tutti che non vengono capiti (poveri loro!) da questo mondo cupo, grigio, malato, e conformista. Un'agonia di passi di danza sopra i miei testicoli. Primo perché spesso questi personaggi puzzano di soldi da fare schifo (come pure Pablo Miralles), con quella biografia da bohémienne che però è ben protetta alle spalle da un solido vitalizio di famiglia, e poi perché francamente trovo che ci sia poco di più patetico di un trentenne che gioca ancora a fare l'adolescente. Non è roba mia, insomma.
Eppure, nonostante questo Pablo Miralles rientri parecchio in questa categoria (il padre è miliardario, ha una vita disordinata piena di droghe, puttane, e sbronze, e si atteggia a guru filosofico della rete), non riesco davvero a farmelo stare sul culo. Forse perché, come detto, le sue richieste alla vita sono solo scopare, scrivere le sue cagate, e che non gli si rompano i coglioni (e sono le stesse mie, e nel medesimo ordine), e non si atteggia troppo a fighetto intellettuale radical chic filosofo stracciacazzi nettasborra di turno. E soprattutto credo che in fin dei conti l'esito della sua storia sia un po' il lieto fine da fiaba che vorrei per la mia storia. Tipo che il direttore della Gazzetta, capitando sul mio blog, fosse colpito dal geniale wit della mia prosa e dalla mia ammirevole capacità di sintesi, e mi assumesse, vita natural durante, per parlare dell'argomento che io spremo ogni giorno della mia vita, totalmente gratis e per pura passione, al bar alla mattina: il calcio.
Forse però è il libro in sé ad essere davvero gradevole. Ben costruito, con una trama forse non credibilissima ma che però, complice anche l'atmosfera da caldo tardo pomeriggio della Catalunia, così vicina al delirio, tutto sommato riesce a stare insieme. E poi Tusset ha un gran ritmo, e il senso dell'umorismo che utilizza, di bassa lega, spesso volgare, e stupidissimo (praticamente lo stesso che le ragazze con cui esco dicono che le fa ridere al primo appuntamento, e che non sopportano per niente al secondo), è grossomodo simile al mio. E riesce pure a non farmi storcere il naso di fronte a situazioni o cliché che normalmente non riesco proprio a digerire. E anche l'atmosfera decadente e molliccia, che avevo già visto nella narrativa di David Trueba, così spagnola e tra Almodòvar e Bigas Luna, qui la trovo azzeccata.
In definitiva questo Il Meglio Che Possa Capitare A Una Brioche è decisamente un buon libro, consigliato, divertente, e che offre, oltre a due ore di spasso, anche qualche riflessione interessante. Io ad esempio ho scoperto di essere una persona decisamente più umile di quanto potessi credere: "Saccente, io? Proprio io, che accetto di continuare ad avere a che fare con i miei simili facendo sfoggio di un'umiltà senza precedenti!"
(Ah, lo so, il titolo del post mi piaceva troppo per non metterlo, anche se non c'entra un cazzo - ah! "non c'entra un cazzo"! L'avete capita? No? Beh, andate a fare in culo allora.)
|
| |
|
| Tag: libri, pablo tusset, il meglio che possa capitare a u |
| |
|
|
|
mercoledì, 16 aprile 2008
|
| Impudenza giovanile |
| |
L'altro giorno, mentre ero di tutta fretta per una chiamata di lavoro, faccio al mio nipote di mezzo (cinque anni): "sbrigati, spegni la televisione, che ti porto a casa, io devo andare a lavorare". E visibilmente scocciato, con un'espressione strafottente che ho visto spesso, tutte le volte che mi guardavo allo specchio, mi ha risposto: "qual è il tuo mestiere? Lavi maiali?".
Lì per lì mi ha preso totalmente alla sprovvista. Sono stato indeciso tra il mollargli un ceffone e dirgli "toh, mettiti il cappotto che ti porto a bere la tua prima birra".
Mocciosi: un giorno devi pulirgli il culo, e poi crescono così velocemente che te li ritrovi già ometti saccentelli e sarcastici, fatti e finiti. Se darà ancora segni di precocità così evidenti, l'anno prossimo io e lui si va a fighe insieme.
|
| |
|
| Tag: nuova generazione, nipotame, educazione e pedagogia |
| |
|
|
|
lunedì, 14 aprile 2008
|
| It's magic, bitch. I don't explain that shit. |
| |
Credo che questo mondo sia profondamente sbagliato. E che dio non esista. E se esiste, è un bastardo.
Credo che il pensare a questa vita come ad una prova, a un esame (magari di logica e filoscienza®) per cui bisogna chinarsi, e a strisciare nella melma per arrivare fino in fondo, sia un meccanismo perverso, malato, e ingiusto, e a cui francamente non ho alcuna intenzione di prendere parte.
Credo che la sofferenza non abbia mai una motivazione vera, se non che il mondo è pieno di stronzi, e io agli stronzi non voglio davvero darla vinta.
Non è che il vecchio adagio bartoliano, l'è tuto sbagliato, l'è tuto da rifare, per una vita e un mondo che non riescono ad avere un senso, un fine, una logica. Perché un posto in cui il dolore la fa da padrone, e dove la felicità spesso non è che un fugace momento, un incidente di percorso, soggetto alla stocastica e agli schizzi degli dei, del fato, del destino, delle previsioni del tempo, non è di certo un bel posto in cui nascere, vivere, e schiattare.
E non c'è davvero molto da salvare, non c'è magia, non c'è contatto col divino. E ti puoi incamminare quanto vuoi, verso Damasco, ma non incontrerai mai la tua epifania, pur cadendo da cavallo chissà quante volte. E quando passeggi per strada, tanto per fare metafore bipartisan, non incontrerai mai tua madre, tuo padre, te stesso, o il Buddha, da seccare comodamente per la tua strada verso l'Illuminazione.
Voi non vi siete mai sentiti persi, e infelici, ed oppressi dalle regole di un gioco a cui nessuno vi ha mai chiesto di partecipare? Non avete mai voluto scendere da una giostra su cui non avete mai voluto salire? Ecco: questo è il posto dove viviamo. E dove, beffa suprema, finiremo tutti quanti per tirarci le cuoia.
Eppure... eppure accidenti, la magia esiste.
Quando torni stanco la sera dal lavoro, e sei in metropolitana aspettando il vagone che ti riporta a casa, e senti la musica che il busker di colore sta suonando in quel momento, e senza che tu lo voglia il tuo piede inizia a battere il tempo, beh, quella è magia.
E quando poi ti svegli una mattina, e scopri che quel dolore sordo e insopportabile che covavi dentro di te, non sai bene come, ma è scomparso, quello è un ricongiungimento col divino.
Perché non esiste alcun caso, quando è sera, tutte le tabaccherie nell'arco di dieci chilometri sono chiuse, e tu vorresti fumarti una sigaretta che non hai con tutta la voglia del mondo, e allora tutti gli astri e i telegiornalisti si danno da fare perché tu possa trovare un pacchetto ancora a metà sotto il tuo divano.
E che miracolo non è, quando leggi un libro scritto in un altro continente, più di cento anni fa, e scopri che quella persona stava parlando proprio a te, ora, di quello che stai provando?
Quando poi ti metti davanti al tuo computer, a scrivere qualcosa che non ha ancora forma, coi polpastrelli che ti pulsano per le idee che fremono per venire fuori, e tutto quanto torna, dall'alba dei tempi quelle frasi erano già lì, perfette e potenti, in attesa solo che tu le buttassi giù, beh, non c'è molto da fare. Qualcuno ti sta prendendo in giro.
Ti sembrava tutto quanto un grande scherzo. E allora vale la pena che tu ti metta a ridere.
Una volta un'amica, con cui ho sempre condiviso un sogno ed ammirato il suo talento, mi ha detto: quelli come noi, quando non scrivono, stanno peggio.
E lei, come sempre, ha ragione: se c'è un posto dove prima o poi io finisco per tornare, è questo qui.
|
| |
|
| Tag: andate tutti quanti a cagare |
| |
|
|
|
martedì, 25 marzo 2008
|
| Enjoy the silence |
| |
Credo proprio di essermi rotto il cazzo di avere un blog (sorry pal, we are closed).
|
| |
|
| Tag: blogosfera, mestruazioni |
| |
|
|
|
giovedì, 20 marzo 2008
|
| Tutti su mia madre (nove piccoli film sulle psicosi da genitore) |
| |
La Grande Abbuffata
Interno, una cucina normalissima, in un tranquillo quadretto familiare.
Io: Ma perché mi hai messo le cipolle, in questi gnocchi burro e salvia?
Mamma: Perché ti piacciono.
I: Veramente no, non le sopporto.
The Matrix Has You
Lenti color seppia alla macchina da presa, atmosfera cyberpunk. Una madre torna da una riunione col gestore di rete.
M: Ho incontrato Claudia C. e mi ha dato il nome con cui devi accedere al sito del gestore di rete, come mi avevi chiesto.
I: Bene. E la password? Avevo chiesto pure quella.
M: Mi sono dimenticato di chiederla. Ma tanto sei bravo coi computer, no? Mica ti servirà.
I: ...
La Grande Abbuffata Reloaded
Interno, cucina normalissima, in un tranquillo quadretto familiare che però comincia ad essere un pochino teso.
I: Ma perché mi hai messo le cipolle, in questa frittata?
M: Perché ti piacciono.
I: Veramente no, non le sopporto.
Fuori In 60 Secondi
Autostrada A1, zona appenninica. Nella macchina ci sono una madre col proprio figlio, con costui alla guida. La macchina di fronte, a più di cento metri di distanza, frena leggermente. La madre inizia ad urlare impaurita ed afferra di lato il volante. La macchina sbanda. Il figlio, dopo una veloce colluttazione, riesce a riprendere il controllo del veicolo.
I: Cosa cazzo stavi facendo?!?! Non provare mai più a prendermi il volante.
M: Ma non hai visto che ha inchiodato?
I: Ma dove? Ha rallentato lievemente prima della curva, ed ero a distanza di sicurezza.
M: Se non ti prendevo il volante io gli andavi addosso.
I: Se mi fai ancora una cosa del genere tu in macchina con me ci sali solo legata nel bagagliaio.
La Grande Abbuffata Revolutions
Interno, cucina normalissima, in un quadretto familiare dove l'atmosfera comincia ad essere davvero tesa.
I: Ma perché mi hai messo le cipolle, con questa salsiccia?
M: Perché ti piacciono.
I: Veramente no, non le sopporto.
Il Diavolo Veste Prada
Una donna torna dallo shopping, mostrando un orrendo maglione giallo a coste, che può essere facilmente scambiato per il pigiama che il Gatto Secco portava in ospedale.
M: Ti ho preso questo maglione giallo, visto che tu stai bene con il giallo.
I: Non capisco bene come tu possa dire che sto bene con il giallo, visto che non ho mai avuto un capo giallo. E poi io col giallo sembro andare in giro a torso nudo. E poi non vedi che è una XL? Ci sto dentro due volte.
M: Sì, ma tanto cresci.
I: ...
M: E poi così a coste va di moda.
I: Andava di moda nel 1960. Vorrei che esistesse la macchina del tempo, così potresti raggiungerci nel 2008.
M: ...
Il Ritorno Della Grande Abbuffata
Interno, cucina normalissima, in un quadretto familiare dove l'atmosfera ha raggiunto ormai toni da thriller hitchcockiano.
I: Ma perché mi hai messo... niente, lascia stare.
M: Le cipolle? Te le ho messe perché so che ti piacciono.
I: ...
In The Name Of The Father
Madre e figlio stanno andando in macchina. Guida il figlio, stando bene attento che la madre non tenti in preda a raptus di follia, di impossessarsi del volante.
M: Vai a sinistra e prendi la statale, è più corta.
I: Veramente no, l'allungo di almeno cinque chilometri, e ora prendo il traffico.
M: No, prendi quella. Il papà la prendeva sempre, e mi diceva sempre di prenderla. E lo sai che lui di strade ne capiva più di te.
I: ...
Il papà era morto nel 1999. Quella strada era stata aperta nel 2006.
The Italian Job
Un oratorio. Un videogioco rotto. Il tecnico arriva sul posto disperatamente accompagnato dalla madre. Il guasto è in un joystick dove una posizione non fa contatto. Qualche lavoro di saldatura, ed è sistemato.
M: Tu ragazzino, prova il gioco se funziona.
Ragazzino di merda di sei anni (dopo aver giocato dieci secondi): non funziona.
I: Togliti.
Il tecnico prova il gioco e funziona tutto.
I: Guarda che va tutto.
RDMDSA: No, non funziona. Io lo so. Il mio papà (perché non tuo cuggino, piccola merda irritante? NDR) ce l'ha a casa pure lui questo gioco e so bene come funziona.
M: Dagli retta, ha ragione lui, trova il guasto.
I: ...
È che in questi giorni sono un po' preoccupato per mia madre. Stare da sola, con mia nonna che non c'è più. Tutto questo mi aiuta a farmi forza e ad insistere nella mia indipendenza.
|
| |
|
| Tag: mamma, resistenza armata, famiglia è una condanna |
| |
|
|
|
| |
|
|